Assicurazione per bicicletta elettrica e bicicletta a pedalata assistita pedelec



Spesso i venditori di mezzi elettrici si sentono chiedere se per questa o quella bicicletta dotata di motore elettrico serve un’assicurazione.

Innanzitutto è bene precisare che la bicicletta elettrica non è equiparabile alla bicicletta a pedalata assistita.
Bicicletta elettrica: per la legge è identica ad un ciclomotore elettrico o un ciclomotore con motore a scoppio. Si tratta di mezzi che pur essendo dotati di pedali possono muoversi agendo su una leva o su uno manopola come accade per i motorini. In questo caso i pedali possono servire nel momento in cui la batteria è scarica, e, se il modello è stato costruito apposta, pedalando si contribuisce a caricare un po’ la batteria.
Bicicletta con pedalata assistita (detta pedelec): per la legge è identica ad una normale bicicletta, infatti con questi mezzi non ci si può muovere se non s pedala. Quando si sale in sella ad un bici di questo tipo e si incomincia a pedalare, il sistema elettrico-elettronico cede energia elettrica al motore e consente di avere una velocità e un potenza maggiore a parità di sforzo applicato sui pedali.

Quindi nel primo caso, il mezzo dovrà essere guidato da una persona avente non meno di 14 anni e dopo aver conseguito il patentino. Il mezzo dovrà essere munito di tutti i dispositivi necessari a circolare (indicatori di direzioni, illuminazione anteriore e posteriore, specchio retrovisore, targa e quant’altro).

Siccome, diversamente dalla Svizzera, le biciclette a pedalata assistita non devono possedere una targa e non sono minimamente equiparate ad biciclette o scooter elettrici, possiamo dire senza ombra di dubbio che la polizza assicurativa per questi mezzi non è necessaria.

L’Inail non copre i danni di chi si reca al lavoro in bicicletta



Ecco giunti a parlare di un altro assurdo paradosso tutto italiano.
Lo sapevate che se vi recate al lavoro in bicicletta e vi fate male non potete richiedere all’Inail il normale rimborso per infortunio in itinere?

Da un lato ci sono Comuni che investono nel noleggio di biciclette (bike sharing) e dall’altro c’è l’Inail che nel suo regolamento impone ai lavoratori di usare come primario mezzo di spostamento i mezzi pubblici, ma se gli orari e la disponibilità dei mezzi non è confacente agli orari di lavoro del lavoratore, allora ci si può recare in auto.

Ora cosa accade con i ciclisti? Semplicemente che se non avete la possibilità di usare i mezzi pubblici o la vostra auto, oppure volete semplicemente migliorare la vostra salute e quella dell’ambiente recandovi al lavoro in bici, potrete avere la garanzia di essere assicurati dall’Inail solo se l’eventuale incidente è avvenuto su piste ciclabili.

Ma non è tutto! Pare che se ad esempio durante il tragitto casa-lavoro o lavoro-casa dobbiate fermarvi, magari per fare pipì, e in quel caso doveste farvi male per qualunque ragione, dovrete anche testimoniare di aver avuto effettivamente bisogno di quella fermata.

Ci sono anche situazioni in cui l’Inail non ha pagato se non dal tratto che separa il lavoratore da casa alla propria auto e, una volta parcheggiata l’auto, dalla propria auto all’ingresso al lavoro.

Siamo sicuramente di fronte all’ennesima presa in giro dei cittadini italiani.
Se da un lato si cerca di incentivare le giornate di chiusura al traffico, il movimento legato alla salute, la riduzione di auto e moto in circolazione perché ovviamente molto più inquinanti di una bicicletta, dall’altra parte si demonizza questo antico mezzo di trasporto non assicurando un lavoratore che lo utilizza per recarsi sul posto di lavoro.
A questo aggiungiamo che le leggi sono sempre interpretabili secondo il proprio punto di vista.

Se purtroppo doveste essere vittima di un incidente stradale mentre utilizzate una bicicletta per recarvi al lavoro, rivolgetevi immediatamente ad un avvocato e sentite il suo parere.

Forse le cose stanno cambiando ma fino a questo momento rischiate di non essere protetti dall’Inail in caso di incidente se siete in sella alla vostra bici.

Vedi anche:
Petizione della regione Puglia per la Ministra Fornero.

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