Previdenza complementare
Con un piccolo investimento è possibile integrare le pensioni erogate dagli istituti di previdenza, per ottenere, nel futuro, una pensione dignitosa e adeguata.
Lo permette il sistema di previdenza complementare, attraverso il quale un lavoratore può integrare la propria pensione di base, erogata dagli enti di previdenza obbligatoria, con prestazioni pensionistiche aggiuntive.
L’aumento della popolazione anziana e la mancanza di certezze del sistema previdenziale attuale, inducono molti cittadini a sfruttare le possibilità introdotte con la riforma dal legislatore per ottenere dall’Inps (o da Inpdap, Casse professionali, ecc.) una corresponsione adeguata al costo della vita.
In questo modo, è possibile pensare e contribuire ad integrare la propria pensione già nel momento in cui si lavora.
Fondi pensione aperti, chiusi, e piani pensionistici individuali rientrano tutti nel sistema complementare.
Si tratta di una formula a iniziativa privata, in uso soprattutto dai giovani entrati nel difficile mondo del lavoro dopo il primo gennaio 2006, e dunque incerti sul reddito del proprio futuro pensionistico. Del sistema si fa garante la Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione).
I piani pensionistici integrativi, poi, si dividono fra “individuali” e “collettivi”.
Negli individuali, il lavoratore aderisce a un fondo pensione aperto, o al piano di programmazione elaborato da consulenti professionisti di una compagnia di assicurazioni che lavora nel settore previdenziale.
Nei collettivi, invece, la contrattazione avviene con un gruppo di lavoratori.
Ulteriore elemento di integrazione è costituito dall’investimento del proprio Tfr (Trattamento di Fine Rapporto), cioè la liquidazione di congedo che il datore di lavoro dà al dipendente al termine del proprio rapporto di lavoro, determinato dall’accumulo di una quota del 6,91% sulla propria retribuzione lorda.
Con l’investimento del Tfr, i lavoratori possono finanziare le forme pensionistiche complementari, occupandosi della messa a frutto delle percentuali accumulate.
Come si sa, dietro dichiarazione del dipendente, il proprio Tfr può rimanere in azienda (ed essere quindi restituito alla fine del rapporto di lavoro), o essere destinato ad un fondo di investimento comune.
Ma si può anche affidare il Tfr a un fondo pensione per una diversa redditività.
Il Tfr investito nei fondi pensione non può tornare indietro alla propria azienda. La previdenza complementare è, quindi, un’opportunità concreta.
