Fondi pensione chiusi



Il fondo pensione negoziale, detto anche “chiuso”, “contrattuale” o “ad ambito definito”, è un altro strumento di previdenza complementare.

A differenza dei fondi pensione aperti, quelli chiusi sono destinati a specifiche categorie di lavoratori (come ad esempio i metalmeccanici, i lavoratori tessili, gli artigiani, i medici, i lavoratori appartenenti a cooperative, ecc.), che possono essere di una grande azienda oppure di un settore specifico.

Sono definiti “negoziali” perché la loro esistenza è dovuta all’azione diplomatica che i sindacati e le associazioni di categoria hanno esercitato nel tempo (metalmeccanici, fondo Cometa, chimici, fondo Fonchim, artigiani, fondo Artifon, medici, fondo Sanità, ecc.). Le parti sociali hanno istituito questi fondi, mentre la loro gestione è stata appaltata a società di gestione esterne.

Questi fondi possono essere alimentati attraverso contributi del lavoratore, contributi del datore di lavoro. In aggiunta al contributo, che può essere occasionale o costante, il lavoratore può decidere di investire la quota del proprio Trattamento di fine rapporto (Tfr).

I lavoratori dipendenti sono obbligati a investire in un fondo pensione chiuso della propria categoria, mentre il lavoratore autonomo può scegliere se investire in un fondo chiuso o, in alternativa, in uno aperto.

In Italia, al momento esistono 25 fondi pensione chiusi, alcuni circoscritti ad un determinato ambito territoriale, come per esempio le regioni o le province autonome.
Anche per la raccolta dei fondi pensione chiusi, le banche, le società di gestione del risparmio, ma soprattutto le compagnie di assicurazioni hanno un ruolo centrale. Succede che i fondi pensione chiusi siano più vantaggiosi di quelli aperti quando vengono alimentati da provvigioni di diversa natura (contributo obbligatorio del datore di lavoro, del singolo lavoratore, e destinazione del Tfr).

Anche per i fondi negoziali, la Commissione di controllo del Ministero del Lavoro vigila sulla loro corretta amministrazione; tuttavia, negli organismi autonomi di gestione è presente una rappresentanza ragguardevole di lavoratori per i quali il fondo pensione è stato istituito, e dato che questi risparmi vanno a finire sul mercato dei capitali, prudenza e trasparenza sono d’obbligo.

Anche per i fondi chiusi non mancano le agevolazioni fiscali. Per trasferire i risparmi verso un fondo pensione aperto, tuttavia, occorre aspettare tre anni, o 5 se il fondo è stato costituito da poco.

Fondi pensione aperti



I contributi volontari versati da un lavoratore per integrare la pensione degli enti previdenziali obbligatori vanno a finire nei cosiddetti “fondi pensione”.

Attraverso questo strumento di previdenza complementare, i lavoratori autonomi, i liberi professionisti e i lavoratori pubblici e privati, rimettono i propri risparmi alle banche, alle Società di gestione del risparmio e di intermediazione mobiliare, alle imprese di investimento comunitarie, ma soprattutto alle assicurazioni.

Scegliendo di farli confluire in un fondo pensione “aperto”, il risparmio sarà investito in titoli di Stato, azioni, obbligazioni, certificati di deposito.

Raggiunta l’età del pensionamento, i fondi pensione saranno restituiti, talvolta con una particolare rendita. I soldi che spetteranno al momento dell’integrazione della pensione saranno proporzionali all’investimento iniziale.

Il rendimento dei fondi pensione aperti dipende, quindi, dai contributi versati, e dal regime fiscale applicabile previsto dalla normativa al momento della sottoscrizione. Si tratta generalmente di un regime agevolato. I contributi versati, poi, saranno garantiti e non si potranno pignorare, né per eventuali debiti del gestore (cioè della banca o dell’assicurazione), né per i debiti di chi ha investito il proprio risparmio partecipandovi.

Qualora si volesse investire in un fondo pensione aperto, la scelta va fatta entro sei mesi dall’ingresso nella propria attività professionale. Nel caso non si effettuasse una richiesta esplicita per il fondo aperto, per la regola del silenzio assenso i fondi verranno collocati in un fondo pensione chiuso. In questo caso occorrerà attendere almeno tre anni prima di poter trasferire il proprio denaro su un fondo pensione aperto.
Attraverso un resoconto periodico sarà possibile controllare le rendite, per tenere aggiornato il cliente.

Il rispetto delle norme sulla gestione dei fondi da parte della compagnia assicurativa è garantito dalla Commissione di Vigilanza sui fondi pensione, un’autorità pubblica che vigila sulla corretta gestione tecnica, finanziaria e contabile dei fondi, e ne assicura trasparenza.

È possibile ottenere la liquidazione anticipata del capitale nel momento di cessione dell’attività lavorativa, oppure in caso di decesso del lavoratore titolare del fondo pensione. In questo caso si potranno estendere agli eredi i benefici, ma non prima di 15 anni dall’entrata nel fondo.

Ai fondi pensione aperti, infine, possono aderire anche i soci lavoratori di cooperative non vincolati da altri fondi pensione aziendali o di categoria.

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